Riccardo - Lunga vita al re - Spettacolo della Compagnia Giovani dell'Accademia Teatrale di Roma Sofia Amendolea - Locandina

RICCARDO (Lunga Vita al Re)

liberamente ispirato a “Riccardo III” di W. Shakespeare

REGIA
Paolo Alessandri

COSTUMI
Monica Raponi

FOTO
Fabio Barbati

CAST
Sophia Angelozzi
Ilaria Arcangeli
Alessandra Barbonetti
Selena Bellusi
Stefano Bramini
Lucrezia Coletti
Daniele Flamini
Eleonora La pegna
Linda Lauretta
Gabriele Namio
Sara Rossetti

SINOSSI

Ascesa e Declino di un Uomo troppo solo per essere “un buono”. Liberamente ispirato a “Riccardo III” di William Shakespeare

Debutto

Giugno 2017
Teatro Furio Camillo

GENESI, ASCESA E DECLINO DI UN UOMO DEFORME
Il nuovo progetto della ‘Compagnia Giovani’

Un uomo solo. Un combattente di nobili origini, un Principe d’Inghilterra, che però ha avuto in sorte un Fato crudele: quello di essere un MOSTRO nel vero senso del termine.
Nella oscura e superstiziosa Inghilterra medievale, Riccardo di Gloucester, nobile rampollo della casata degli York, viene al mondo prematuro. Il suo intelletto non risente alcun effetto dell’esser nato anzitempo, ma il suo corpo sì. Egli é infatti deforme, gobbo, sproporzionato: mostruoso appunto. E probabilmente deve al suo alto lignaggio il fatto di non essere stato ucciso dopo la nascita. Ma questa sarà l’unica gentilezza che gli uomini e il Destino gli riserveranno per tutto l’arco della sua vita.

Il giovane Riccardo cresce infatti nella più assoluta emarginazione e sua madre, la Duchessa di York, non nasconde il ribrezzo che prova nel vederlo. Nel panorama culturale del medioevo cristiano la deformità viene vista come un marchio del Demonio e il giovane Riccardo sente su di sé gli effetti di questa demonizzazione, finché non sceglierà di ‘sposarla’. Divenendo finalmente, a tutti gli effetti, quel MOSTRO che tutti credono egli sia.

Nonostante i propri ‘handicapp’ fisici egli si allena nell’uso delle armi e nelle strategie di guerra, divenendo esperto in entrambe. Così, raggiunta l’età matura, ha finalmente l’occasione di distinguersi per le proprie ABILITA’ e oscurare la tanto odiata Disabilità:  combattendo nella sanguinosa ‘Guerra delle Due Rose’ tra le casate degli York e dei Lancaster che, dopo anni, si conclude con la vittoria dei primi, grazie anche al suo valoroso contributo. Suo Fratello Edoardo, primogenito dei tre figli maschi del grande York, può salire finalmente al trono.

Ed è la Pace.

Ma cosa può fare Riccardo, in tempo di pace? Egli non è fatto per godere degli spensierati piaceri di Corte. L’unica sua abilità è la guerra. Le uniche cose per cui egli sia mai stato apprezzato sono ‘ingannare’ ed ‘uccidere’, durante quegli eroici anni.  Pertanto Riccardo, disprezzato da tutti fin dai tempi dell’infanzia e cresciuto in un odio spietato nei confronti dei ‘normali’ e ‘gentili’ nobiluomini di Inghilterra (inclusi i suoi familiari), decide di porre fine alla ‘Pace’ e di trasformare il mondo in un Inferno, piegando il Destino al proprio volere.

Solo ponendo sulla propria sbilenca testa la Corona di Re, egli potrà smettere di sentirsi un mostro e cominciare finalmente ad ‘assomigliarsi’.
E per farlo sarà disposto ad ingannare ed uccidere anche il sangue del suo sangue: nessun ostacolo deve frapporsi tra Lui e il suo Sogno.
Il complesso di inferiorità di Riccardo è ormai definitivamente divenuto Delirio di Onnipotenza.

Egli conquisterà la Corona e, probabilmente, per un fugace attimo, assaporerà anche la Gioia del non sentirsi più un essere degno di disprezzo, un emarginato.
Ma quale sarà il prezzo di questa Vittoria?

La definitiva Solitudine, ovviamente. E, soprattutto, la ‘Deformità Eterna’.

L’ESTREMA CONTEMPORANEITA’ DI UN COSIDDETTO ‘CLASSICO’
Note di Regia

Il Focus registico dell’adattamento prende piede da una semplice intuizione: William Shakespeare, durante la sua prolifica vita, non sì è mai autodefinito come ‘Autore Classico’; al contrario egli ha sempre vocato le sue Opere (anche quando le ambientava in epoche pre-Elisabettiane) nel descrivere vizì e virtù dell’umanità a lui contemporanea. Lo stesso discorso potrebbe valere anche per i cosiddetti ‘Classici Greci’.

Cosa vuol dire dunque, oggi: ‘Teatro Classico’? Questa domanda è il motore primo delle scelte registiche e interpretative di‘ Riccardo (Lunga Vita al Re)’.

L’etichetta del ‘Classico’, da un punto di vista registico, si è spesso tradotta – in passato come ai giorni nostri – in un ‘trabocchetto’ che oscura, ovatta ed edulcora la vividezza di autori come Shakespeare. Una sorta di  ‘fraintendimento stilistico’ che spesso sbiadisce la viva, cruda e sagace intelligenza di un autore del passato. Un Autore che, nel descrivere l’Uomo a lui contemporaneo usando come ‘escamotage’ epoche a lui anteriori, in realtà descrive e commenta l’Umanità tutta. E’ un dato di fatto che la lungimiranza delle tematiche Shakespeariane, soprattutto quelle legate al Potere (Riccardo III), all’Amore (Romeo e Giulietta), alla Corruzione Umana (Il Mercante di Venezia), alla Gelosia (Othello), al Senso di Colpa (Macbeth), ci accompagnano infatti senza mai invecchiare.

Una volta rimossa la polvere del cosiddetto ‘Stile Classico’ (uno stile che Shakespeare stesso, grande innovatore, probabilmente oggi non avrebbe condiviso), “Riccardo III” si rivela essere un’opera al contempo Epica ed Umana, Avventurosa e Psicologica, addiritura Psicoanalitica, se consideriamo i due magistrali monologhi di Riccardo che aprono e chiudono la tragedia.

Cosa vuol dire tutto ciò?

La regia di ‘Riccardo (Lunga Vita al Re)’ non modernizza il testo shakespeariano, bensì la recitazione degli Interpreti che lo portano in scena. La Parola è la vera regina di questo adattamento. Una parola a volte poetica, a volte violenta e sprezzante, ma sempre Asciutta e  Vera nel suo stile recitativo. Ogni tentazione di adottare orpelli e vezzi recitativi viene bandita dal palcoscenico. Un palcoscenico sul quale, grazie anche alle attente azioni coreografiche, alle canzoni cantate dal vivo dai giovani e bravissimi interpreti, alla scenografia essenziale e minimale, alla purezza monocroma dei costumi,  alle luci nette e contrastate, viene a costruirsi nel corso dello spettacolo una nuda e poetica ‘macchina infernale’, che vedrà Riccardo – carnefice per eccellenza – divenire vittima della propria stessa crudeltà.

RICCARDO - SCATTI DEL FOTOGRAFO FABIO BARBATI

Trailer